Mission

I sei punti prioritari della
Mission di Mezzogiorno Federato

a) - Arrestare il processo di demolizione sistematica della società meridionale considerata come buco nero, centro di malaffare, mala politica e malavita, da dissolvere per impedire che il male si estenda al corpo sano della nazione. Serve al Paese una nuova classe dirigente meridionale che dia sostanza di contenuti e freschezza di innovazione alle scelte civili e culturali, economiche e politiche di un Mezzogiorno federato consapevole dei processi degenerativi da combattere e dei fattori di risanamento e sviluppo da avviare.

b) - Federare le regioni del Mezzogiorno, nei poteri e nelle istituzioni, unificando la programmazione e la gestione di almeno il 50% dei fondi comunitari e nazionali, in una progettualità interregionale finalizzata all’armatura infrastrutturale materiale ed immateriale del territorio a partire dalla realizzazione del ponte sullo stretto, alla formazione, alla ricerca, alla crescita, alle politiche di sviluppo tecnologico e di servizi, alla eccellenza agro-alimentare. Con l’obiettivo di realizzare nel Mezzogiorno Federato la grande piattaforma economica e logistica euro mediterranea.

c) - Affrontare e risolvere come questione determinante il lavoro per i giovani. Il Mezzogiorno federato deve costituire un nuovo servizio civile del lavoro, come strumento di politica attiva che produce lavoro, con il pieno impegno delle Regioni, delle autonomie locali e dello Stato. Tutti devono mettere a sistema quelle realtà di accumulazione sociale in una area territoriale assai ampia. Questo federato servizio civile del lavoro deve essere finalizzato al sostegno ed alla realizzazione dei grandi progetti strategici interregionali come: la tutela ed il risanamento del patrimonio idrogeologico; il risanamento e la valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici; i progetti di sviluppo tecnologico diffusi sul territorio; gli itinerari turistici e culturali; la difesa e sviluppo del patrimonio costiero; il rilancio dell’Appennino interno; l’efficienza dei servizi sociali nei sistemi urbani; la manutenzione, come scelta di governo necessaria in un paese antico e fragile, con caratteristiche forti di accumulazione naturale e culturale. La nostra è una Repubblica fondata sul lavoro e questo impegno programmatico deve avere la priorità e la legittimità di un ineludibile adempimento costituzionale.

d) - Governare la sicurezza, fondamentale obiettivo di un programma democratico di sviluppo, della crescita e nel risanamento; non come politica lamentosa e violenta.
In quest’ambito d’obbligo leggere le opportunità che stanno prendendo corpo nel ritorno del Mediterraneo come centro di sviluppo e del continente euro-mediterraneo come protagonista integrato di una nuova Storia di questa parte del mondo, della quale il Mezzogiorno federato può essere attore primario. Quindi vivere le trasformazioni sociali ed economiche del vicino Oriente e dell’Africa, rovesciando la logica del neo colonialismo, cioè dello sfruttamento di risorse umane e del territorio per impadronirsi di ricchezza. Si costruisce un nuovo modello di sviluppo, si produce ricchezza in questi territori, anche per noi, ma con i loro popoli e per i loro popoli, intervenendo alla radice sul fenomeno strutturale delle migrazioni che sono prevalentemente economiche. Sono ormai problemi del nostro sistema che dobbiamo risolvere insieme senza incertezze ed esitazioni. Il Mezzogiorno federato deve avere un grande cervello ed un grande cuore.

e) - Partecipare ad una rifondazione della democrazia nel nostro Paese attraverso un nuovo patto costituzionale che riformi i poteri esecutivi, riveda l’organizzazione della giustizia e della burocrazia, renda più efficiente il percorso istituzionale, e nel contempo crei un federalismo moderno nel quale gli attori siano le grandi regioni che rappresentano storia, costumi e vocazioni territoriali comuni.

f) - Collegare il destino del Mezzogiorno federato con il destino della Unione Europea, e la rigenerazione delle sue finalità e delle sue politiche. L’Europa sta pagando la mancanza di un compiuto progetto europeo di sviluppo, di rifondazione istituzionale e territoriale, monetario e militare, con lo scopo di completare, o almeno portare molto più avanti il compimento del progetto politico comunitario. Conseguenza di questa mancanza è l’impotenza a decidere, manifestatasi troppe volte su problemi importanti, che ha indebolito il ruolo dell’Unione europea. Questa condizione va rovesciata con un forte messaggio politico capace di identificare azioni visibili e che muovano le coscienze. La riforma dell’Unione Europea passa attraverso la crescita di ruolo ed identità delle regioni e delle grandi città, con la mediazione leggera degli Stati nazionali. Il Mediterraneo è un mare interno all’Europa e fa parte integralmente ormai delle sue strategie. Nel Mediterraneo l’Unione europea è in gran parte Italia. L’Italia mediterranea è in gran parte Mezzogiorno federato. Da questo si deve partire per spiegare ai cittadini italiani, in primo luogo, cosa è il Mezzogiorno federato. E farlo capire, con forza, ai concittadini europei.

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