Salvatore Giunta: Mezzogiorno Federato, un movimento che propone un progetto di sistema per il Sud in Italia e in Europa

In piena pandemia, con una digitalizzazione dilagante ed una globalizzazione in crisi, stiamo vivendo un periodo storico difficilissimo e di proporzioni enormi.

L’Italia, nel mezzo del dramma, ha assoluto bisogno di cambiare: se vuole risalire la china e poter dialogare alla pari con l’Europa ed il mondo, deve uscire dalla fase di stagnazione in cui da troppo tempo si trova.

L’Italia ha la possibilità e la capacità di riprendersi solo se, accanto ai fondi del Recovery, attivi una politica di riforme che coinvolga la transizione digitale e verde, la burocrazia ancora oggi troppo pesante e farraginosa, ed infine, non ultima come importanza, una “progettazione di sistema” capace di operare un rilancio complessivo e ormai indispensabile del Paese.

Proprio sul piano della progettazione si sono registrate le mancanze più gravi, sia dal punto di vista politico che culturale e professionale.

Infatti sino ad oggi le potenzialità di grandi aree del paese sono state puramente virtuali, inespresse, spesso soffocate, proprio da una deficitaria progettualità.

Non è stata sfruttata minimamente quella “rendita mediterranea” che il Paese ha forse volutamente ignorato e che invece, a partire proprio dal nostro mezzogiorno, si può propagare come un’onda in tutta Europa.

Il nostro Mezzogiorno, non da oggi, attraversa una profonda e grave crisi, non soltanto economica ma anche culturale, sociale e demografica.

Vaste aree risultano marginali e condannate ad un inevitabile declino con il risultato di una disoccupazione crescente, di un’emigrazione di massa, di depressione e povertà.

Quando l’Italia, nei primi anni settanta, investì  nel Mezzogiorno, divenne una grande potenza economica, giacchè a muovere il Paese furono entrambi i motori, quello del Nord e quello del Sud, che sospinsero l’Italia intera tra le prime nazioni del mondo.

Negli anni che seguirono, la scelta politica fu diversa, orientata più a Nord che a Sud e l’Italia fatalmente si divise fra produzione e assistenzialismo.

L’assistenzialismo crea un falso benessere, non supportato da occupazione e lavoro e i nodi prima o poi vengono al pettine, confermando un enorme divario fra Nord e Sud.

Nasce da qui, dalla consapevolezza della inevitabilità del cambiamento, il bisogno ormai impellente, per il bene dell’Italia intera e dell’Europa, di superare le ineguaglianze, di uniformare il benessere, di integrare lo sviluppo.

Da queste basi vorremmo far nascere il movimento di Mezzogiorno Federato, dal rispetto della Carta Costituzionale, dall’amore verso Il Tricolore come bandiera unificante, da un popolo che riconosce la propria comune identità, le peculiarità del territorio e le sue enormi potenzialità.

Vanno ringraziati i” padri nobili ” del movimento, che hanno iniziato da anni un discorso di divulgazione e di testimonianza, mi riferisco agli onorevoli Turi Grillo, Salvo Fleres e Claudio Signorile geniale e lungimirante.

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