Rodolfo La Tegola: Un passo indietro per una migliore rincorsa

 

Il Movimento Mezzogiorno Federato ha posto le basi per la collaborazione interregionale prediligendo una visione di coesione territoriale all’individualismo locale.

Tale apertura al confronto su due livelli, regionale-meridionale e nazionale, conferisce al Movimento le caratteristiche vincenti di riscatto e di crescita del mezzogiorno sotto gli aspetti economici, industriali e, soprattutto, sociali e demografici.

In una visione positiva e, a tratti, persino ottimistica, del difficile periodo iniziato a marzo 2020 e ancora in atto, legato alla pandemia, siamo portati a guardare avanti e obbligati a dover investire in un futuro migliore, ciò anche grazie al PNRR.

Il Piano prevede un grande sforzo di attuazione nei prossimi 5 anni con il dovere di coordinamento tra Regioni e Stato per la buona riuscita dello stesso. La casualità degli eventi ci fa trovare al posto giusto nel momento giusto: l’esecuzione del PNRR moltiplicherà le attività destinate al sud; la necessità di attuazione del Piano garantirà progetti sostenibili e non isolati e solitari; la spinta del Movimento Mezzogiorno Federato permetterà la creazione di Regioni più ampie.

La dimensione delle Regioni non deve però essere intesa esclusivamente come una potenzialità geografica, bensì principalmente come un coordinamento interregionale delle attività a valore aggiunto, dal turismo, passando per l’agricoltura, alle infrastrutture di connessione veloce tra le attuali Regioni fino al tessuto industriale ed energetico, identificandosi anche socialmente come “gente del sud”. Ritengo che proprio in tali termini si palesino le finalità del Movimento Mezzogiorno Federato, leggendo l’Italia per la prima volta dal sud verso il nord.

 

A titolo di esempio, il PNRR promuove principalmente le opportunità lavorative intese come valorizzazione del capitale umano: reclutamento, formazione, co-working e smart-working (quest’ultimo andrebbe analizzato nella sua vera accezione di lavoro smart e non come semplice telelavoro).

Sul tema, non si deve dimenticare che il tessuto economico nazionale (secondo un rapporto della BNL basato sui dati ante pandemia del 2018) è rappresentato per il 95% dalle microimprese che impiegano circa il 44% del totale degli occupati, quindi una economia basata sulle capacità e sul coraggio della moltitudine di piccoli imprenditori italiani. Per quanto riguarda il sud, la micro-imprenditoria è sempre stata stimolata, seppur con difficoltà e lentezza burocratica, da azioni regionali con l’impiego di fondi di coesione.

Nel PNRR, nell’ambito della Missione 5 – coesione e inclusione – si punta a favorire anche la micro-imprenditorialità, ma sotto il più specifico espetto del raggiungimento della parità di genere: estremizzando, si può affermare che siano stati stanziati i fondi per facilitare e migliorare l’imprenditorialità femminile, ma non per il sostegno alla creazione di nuove imprese indipendentemente dal genere: azione questa demandata agli altri strumenti già esistenti come la programmazione periodica di coesione, normalmente gestita in modo indipendente dalle singole Regioni, e che andrebbe comunque migliorata.

Con lo sviluppo del tessuto industriale e della responsabilità sociale nella valorizzazione dell’economia circolare e della transizione ecologica, gli interventi del Piano impegneranno notevolmente tutti gli uffici regionali, provinciali e comunali che dovranno adoperarsi ad affrontare burocraticamente le attività annesse in tutti i settori: ambientali, tecnologici, urbanistici e regolatori, gestione dei rifiuti e accettazione sociale, scuola, ricerca ecc.

 

Pertanto, e a sostegno di quanto detto, ritengo che il Movimento debba interagire sin da subito con le Istituzioni Nazionali, i Ministeri e, infine con le Istituzioni Regionali, per proporre una organizzazione di gestione dei fondi del PNRR che orbiti attorno a tre punti principali essenziali: unificare e standardizzare le procedure di gestione dei fondi, indipendentemente dal settore di applicazione; snellire e velocizzare la burocrazia per lo sfruttamento dei fondi; evitare di rimanere incagliati in dinamiche di natura politica regionale e di bandiera partitica.

Inoltre, non è da dimenticare l’incapacità delle amministrazioni Regionali del Mezzogiorno, sia essa voluta o subita dalle stesse, di gestione, impegno e spesa della totalità dei fondi strutturali della programmazione 2014-2020. Quest’ultima programmazione ha ricevuto la proroga fino al 2023, mentre è già in pista la nuova programmazione 2021-2027. Se le Regioni meridionali devono facilitare lo sviluppo del sud tramite l’impiego delle programmazioni di coesione appena citate, alla luce di quanto abbiamo visto e vissuto sulla nostra pelle negli ultimi due cicli di programmazione (quindi oltre 10 anni), possiamo davvero pensare che esse siano in grado di gestire in modo coordinato e interregionale anche il PNRR?

Di conseguenza, risulta necessaria l’obbligatorietà di gestione del PNRR in modo centralizzato sia burocraticamente sia finanziariamente, lasciando alle Regioni il mero compito di sbrigare e sbrogliare gli eventuali limiti che ognuna ha istituzionalizzato per sé stessa negli anni, sollevandole dall’onere di gestione diretta del Piano, proponendo di agire complessivamente su più fronti grazie ad una gestione duale, distinta ma coordinata.

Inoltre, essendo i progetti del PNRR di ampio respiro e ministerialmente trasversali, la presenza di una unica regia centralizzata, magari coordinata dal Ministro del sud e composta da esperti di ogni Ministero, da professionisti delle agenzie governative e finanziarie e da alcuni rappresentanti di ogni Regione, sarebbe la scelta più logica per la migliore efficienza di esecuzione e controllo dei progetti di investimento che magari coinvolgano tutte le Regioni meridionali, rendendo il risultato indipendente dalle efficienze amministrative delle Regioni stesse. Tale organismo potrebbe così emettere le linee guida di rendicontazione e attuazione, velocizzare la gestione dei SAL e le erogazioni, auspicabilmente appoggiandosi ad un unico sistema informatico di gestione, evitando la dispersione delle interpretazioni delle rispettive amministrativi regionali.

Pensiamo all’attuazione del PNRR, pensiamo ai risvolti positivi di crescita e sostenibilità, pensiamo alla necessità di rinnovare il mezzogiorno, al ripopolamento dello stesso, alla voglia di riscatto della “gente del sud”, all’importanza che tale riscatto avvenga proprio al sud e non in altre Regioni.

Tutto questo, e molto di più, può avvenire solo costruendo le fondamenta dei ponti verso un sud connesso, tecnologico, all’avanguardia e ricco di economia, di legalità, di senso civico e di inclusione: noi vogliamo farlo e possiamo farlo già da oggi con il Movimento del Mezzogiorno Federato per il bene del sud e dell’Italia.

 

 

 

 

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