Ninni Cuspilici: Traghetti , ponte e inquinamento

 

di Ninni Cuspilici

Il porto di Messina è un porto naturale classificato di II categoria e I classe. La sua forma ricorda quella di una falce, con imboccatura rivolta verso nord larga circa 400 m, che racchiude uno specchio acqueo di circa 75 ha. Le funzioni portuali primarie a Messina sono prevalentemente il traghettamento dello Stretto di Messina di passeggeri e di merci e il trasporto di gommato pesante nelle Autostrade del mare (Linea Messina-Salerno). Impatto ambientale
Inquinamento atmosferico
Il Mediterraneo, dove operano più di 30mila navi che bruciano oltre 19 milioni di tonnellate di carburante all’anno, è una delle zone con il maggior livello di inquinamento atmosferico ambientale al mondo. Tra le 50 città costiere più inquinate dalle emissioni delle navi ben 10 sono italiane, Palermo e Messina sono rispettivamente al 35° e 36° posto, mentre Bari chiude la classifica alla 50° posizione. I gas di scarico delle navi sono un importante fonte di inquinamento atmosferico, con una contaminazione che va dal 18% al 30% di ossido di azoto e del 9% di ossido di zolfo. Dal 2010, più del 40% dell’inquinamento atmosferico sulla terraferma proviene dalle navi. Secondo uno studio di T&E, le 203 grandi navi passeggeri che hanno solcato i mari europei nel 2017 avrebbero immesso nell’atmosfera 62 mila tonnellate di ossidi di zolfo, 155 mila tonnellate di ossidi di azoto, 10 mila tonnellate di polveri sottili e più di 10 milioni di tonnellate di CO2 (pari a quella emessa da Lettonia, Lussemburgo e Cipro insieme). Particolarmente impressionante la stima degli ossidi di zolfo (SOx) risultata 20 volte superiore a quella emessa dall’intero comparto automobilistico circolante lo stesso anno nell’Unione europea (circa 260 milioni di veicoli). In Europa l’inquinamento atmosferico ambientale dovuto al trasporto del settore marittimo causa 50mila morti premature e 60 miliardi di euro di costi sanitari all’anno. Nel Mediterraneo Orientale i valori medi di inquinamento eccedono 5 volte i limiti di sicurezza prescritti dall’Organizzazione mondiale per la sanità per il particolato atmosferico. Una delle maggiori cause d’inquinamento atmosferico ambientale causato dal trasporto marittimo sono gli ossidi di zolfo (SOx) emessi dagli scarichi dei motori delle navi. Gli SOx irritano il sistema respiratorio e sono una delle cause di mortalità prematura nelle zone costiere. Sono inoltre precursori del particolato atmosferico fine (PM2.5), la cui concentrazione è correlata con un aumento della frequenza degli attacchi di asma, arresti cardiaci, bronchite cronica e cancro ai polmoni. Gran parte delle emissioni delle navi avviene nei porti, a ridosso di grandi centri abitati, con i motori accessi, necessari a far funzionare i servizi di bordo.
Tali emissioni sono state dichiarate dall’EPA come cancerogene. L’EPA riconosce che le emissioni dei motori Diesel marini contribuiscono non solo a mantenere bassa la qualità dell’aria, ma anche a portare altri effetti negativi quali la caligine, le piogge acide, l’eutrofizzazione e la nitratazione. La stessa EPA stima che i grandi motori Diesel delle navi rappresentavano circa l1.6% delle emissioni di ossido di azoto di origine mobile e il 2.8% delle emissioni di polveri sottili di origine mobile negli Stati Uniti d’America.
Inquinamento delle acque • Acque di zavorra Gli scarichi delle acque di zavorra delle navi hanno un impatto negativo sull’ambiente marino. Gli scarichi di acqua di zavorra contengono in genere una grande varietà di materiali biologici, come le piante, gli animali, i virus e i batteri. Questi materiali trasportano anche specie non autoctone in luoghi dove altrimenti non si troverebbero, causando in tal modo un danno molto grave all’ecosistema acquatico. • Liquami Le navi scaricano acque contenenti feci a mare ogni giorno, per un totale 1079 m³ di acque reflue. Queste possono contenere batteri nocivi, agenti patogeni, virus, parassiti intestinali e nutrienti dannosi. Gli scarichi di liquami non trattati o trattati in modo inadeguato possono causare contaminazioni batteriche e virali di pesci e crostacei, la qual cosa risulta rischiosa per la salute pubblica. La presenza di sostanze come azoto e fosforo favorisce il proliferare delle alghe, che consuma l’ossigeno in acqua e può portare alla morte dei pesci. • Acque reflue Le acque reflue sono quelle provenienti da lavabo, docce, cambuse, lavanderie e tutte le altre attività di pulizia. Esse possono contenere una grande quantità di sostanze inquinanti, come detergenti, oli, grassi, metalli, composti organici, idrocarburi, avanzi di cibo oppure batteri come i coliformi fecali . Si stima che a bordo si producano dai 110 ai 320 litri al giorno per persona. • Acque di sentina Su una nave spesso capita che l’olio fuoriesca dai motori e dalle macchine e si raccolga nelle sentine, la parte posta più in basso dello scafo. L’olio, la benzina e i sottoprodotti della decomposizione biologica del petrolio sono nocivi per i pesci e per la fauna in generale, ma anche per l’essere umano se ingeriti. Per garantire stabilità alla nave ed eliminare condizioni potenzialmente pericolose derivanti dall’inalazione di questi odori, le acque delle sentine devono essere
periodicamente scaricate e pompate., l’olio se scaricato in mare, potrà danneggiare l’ambiente, per tale motivo, la legge vieta gli scarichi in mare, ma spesso viene violata. Inquinamento da rumare La zona immediatamente a contatto con il porto è generalmente soggetta ad una pressione sonora. importante dovuta al traffico, anche pesante, indotto dalla presenza del porto stesso. È necessario considerare come la viabilità distribuita lungo il perimetro portuale risulti interessata in parte anche dall’ ordinario traffico urbano. Impatto sulla fauna Il rumore prodotto da alcune imbarcazioni può percorrere lunghe distanze. Le specie marine che fanno affidamento sui suoni per orientarsi, ma anche per comunicare e per cibarsi, possono essere danneggiate da questi suoni. Rifiuti solidi Tra i rifiuti solidi prodotti da una nave sono inclusi vetri, carte, cartoni, plastica e lattine di alluminio e metallo. In media, ogni passeggero di una nave produce circa 907 g di rifiuti solidi al giorno per persona, ma per le navi più grandi si può arrivare fino a 8 ton, circa 8130 kg in una settimana Nello Stretto di Messina secondo un nuovo studio, a guida dell’Università di Barcellona, l’area sottomarina dello Stretto è quella che ha la più grande densità di rifiuti al mondo. Si tratta di “più di un milione di oggetti” per chilometro quadrato in alcune parti del fondo. Numeri decisamente allarmanti per la salute dei nostri mari.
Nei fondali, come quello messinese i rifiuti raggiungono “densità paragonabili a quelle di grandi discariche”
Conclusioni In conclusione da quanto sopra è evidente la gravità dell’attuale situazione, che vede esposte le popolazioni che si affacciano sullo stretto ad un gravissimo inquinamento, dovuto all’impatto dei traghetti, che stanno con i motori accesi ventiquattro ore al giorno, che scaricano con i loro potentissimi motori grandi quantità di inquinanti, quasi fossero delle piccole centrali elettriche ad olio combustibile. Però a differenza dei traghetti che scaricano a livello del suolo le centrali scaricano a decine di metri, tramite i camini alti anche 250 m. La differenza quindi é che nel caso delle centrali lo scarico avviene in quota, con la conseguente diluizione delle sostanze (che già in parte sono trattenute dai filtri), nelle navi lo scarico, tal quale (non hanno sistemi di abbattimento), avviene a qualche metro da terra e quindi concentrato.
Considerando i diversi decenni di attività dei traghetti, sommati agli altrettanti anni di eccessiva presenza di traffico autoveicolare, determinato dalla necessità di attraversare lo stretto, hanno esposto gli abitanti, delle due sponde dello stretto, ad altissimi livelli di inquinamento. L’intera miscela di gas e particelle che formano l’inquinamento atmosferico è classificata dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) all’interno del gruppo 1 degli agenti cancerogeni, cioè quelli certi. Negli ultimi anni sono emerse alcune associazioni tra biossidi di azoto e alcuni tipi di tumore. A oggi, l’inquinante più pericoloso in queste aree rimane il particolato sospeso. Quindi è necessario provvedere con urgenza ad una accurata VIS (Valutazione di Impatto Sanitario) sulle popolazioni, per verificare l’eventuale rapporto tra inquinamento e stato di salute e se c’é presenza di patologie oncologiche, malformazioni, eccessi di mortalità ecc. E’ evidente che un porto con una tale attività, posto al centro di un agglomerato urbano di grandi dimensioni come Messina non può che destare grande allarme per la salute pubblica.
Per quanto sopra è opportuno chiarire che il ponte è meno impattante sulla salute rispetto alla attività dei traghetti, che sicuramente è meno vistosa, ma che si somma alle navi che coprono “l’autostrada del mare” per Salerno e le navi da crociera, nonché di riflesso al traffico autoveicolare che a queste è legato. Per la riduzione dell’inquinamento atmosferico, è da non trascurare, l’abbattimento dovuto al trasferimento del traffico verso zone diverse là dove arriverà il ponte e che vedono Messina sfiorata tramite il raccordo autostradale.
Sicuramente verrà abbattuto il carico inquinante dovuto allo scarico continuo delle navi traghetto e come già detto del traffico autoveicolare. Romanticamente verremmo a perdere la traversata con i tradizionali ferry boat, ma ne guadagneremmo in salute, tempo ecc.

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