Cesare Loizzo: Intelligenza artificiale, perché non a Cosenza? 

di Cesare Loizzo

Noto con particolare curiosità come sia passato in secondo piano un intervento di Lino Patruno, ex direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, sul Centro italiano per l’intelligenza artificiale.

Non entro nel merito delle battaglie culturali che Patruno conduce da anni, ma devo dire che nello specifico ha ragione: perché non istituire a Cosenza, più precisamente a Rende l’I3A?

Questa domanda non è oziosa né retorica: infatti, apprendo dall’edizione torinese del Corriere della Sera che il progetto di istituire il Centro per l’intelligenza artificiale nel capoluogo piemontese è letteralmente evaporato: infatti, il Pnrr emanato di recente dal governo Draghi non contiene più la previsione del precedente governo Conte, che aveva conferito una leadership informatica proprio a Torino

Se le cose stanno così, mi chiedo: certe considerazioni le deve fare solo un giornalista, anche se prestigioso come Patruno? E perché queste dichiarazioni polemiche non trovano orecchie capaci di recepirle, menti in grado di articolarle e bocche in grado di ripeterle nella classe dirigente locale?

Al riguardo, mi permetto di far notare che Cosenza e la sua area urbana non dispongono solo di un’Università considerata tra le cento migliori d’Europa e di un’informatica all’avanguardia capace anche di attirare importanti investimenti privati (cosa tra l’altro testimoniata dalla presenza di una multinazionale di livello quale Ntt Data), ma ha pure una connettività di qualità, cioè è cablata in fibra ad alta velocità.

Insomma, non manca proprio nulla per ospitare un’istituzione scientifica di alto livello quale l’I3A.

Questa istituzione potrebbe rappresentare per il nostro territorio una grande opportunità, forse irripetibile, di crescita economica. E questa crescita sarebbe più produttiva per il sistema paese perché non avverrebbe in un territorio già saturo di investimenti e iniziative ma in un’area dotata comunque di grandi potenzialità finora inespresse.

Le autorità locali, l’amministrazione regionale e la rappresentanza parlamentare calabrese dovrebbero iniziare le pressioni doverose e, se del caso, lanciarsi in una battaglia politica oltre gli steccati per aiutare la crescita del territorio.

La vicenda di Cosenza (al pari di tante altre), rispecchia lo scarso interesse delle classi dirigenti nei confronti del Mezzogiorno. Un disinteresse tanto più grave perché condiviso proprio da chi, invece, avrebbe il dovere di difendere a spada tratta i diritti del Sud. Anche per questi motivi sarebbe necessario iniziare a ragionare su una scala superiore a quella regionale o immediatamente territoriale. Solo un Mezzogiorno compatto potrà avere voce: siamo una parte fondamentale per la rinascita del Paese. Dobbiamo solo esserne finalmente consapevoli e anche per questa ragione aderisco a Mezzogiorno Federato.

 

 

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